giovedì 1 novembre 2012

Un cammino lungo nove mesi

E poi ricapita, quando meno te l’aspetti, o meglio te l’aspetti tutti i mesi ma proprio non ti capaciti di come tutte le volte che ci provi miratamente, accada. Ti senti terribilmente fortunata al cospetto di altre donne che magari non riescono a restare incinte per anni e poi, quando finalmente la gravidanza è arrivata, gli è andata anche peggio che a te. Donne che si sottopongono a ogni genere di trattamento clinico mirato nel quale ripongono ogni volta senza riserve la dose di speranza che hanno ancora a disposizione, delle quali hai conosciuto storie e sentimenti nei forum on-line in cui quasi di nascosto a te stessa hai cercato risposte ai tuoi problemi, in tanti casi trovando, come risposta, solo problemi più gravi, che ti hanno sovrastata e dai quali sommessamente e silenziosamente ti sei allontanata, in cuor tuo sperando che qualcuno potesse concederti la grazia di non doverlo provare tu, quel dolore lì. Hai pensato che tutte quelle donne però qualcosa in comune con te ce l’hanno: ognuna di fronte al proprio cammino non scelto ma imposto, avete trovato in voi delle risorse che mai avreste potuto immaginare di possedere. È un pozzo senza fondo da cui scaturiscono ogni volta energie nuove, la maternità. Anche quella negata. Anche quella solo desiderata. Come esiste l’ormone che si dice resetti i dolori del parto, altrimenti pare che nessuna donna sarebbe così folle da voler concepire un figlio una seconda volta, credi esistano altre “chimiche” dell’organismo femminile che cancellano i dolori fisici, le delusioni, le lacrime amare e i pensieri di sconfitta, le domande per loro natura senza risposta, e la schicciante percezione della tua impotenza. Perché ti ricordi ancora il senso di vuoto e perdita, e la sensazione che di fronte a te potesse aprirsi un numero infinito di lunghe e tortuose strade bianche come corridoi di cliniche asettiche, quella volta che dopo aver avuto una brutta notizia per la seconda volta in pochi mesi, eri in macchina e guidava tuo marito e poi avete deciso di fermarvi all’Oviesse e vi siete comprati due cappelli uguali con il pon pon e il copri orecchie e le trecce lunghe ai lati, e in quel freddo gelido di Gennaio l’avete subito indossato, eppure non c’era coccola che potesse darti alcun sollievo. Te lo ricordi anche adesso, e allora sì cammini in punta di piedi come su un filo, come se un soffio di vento potesse spezzare la vita che di nuovo porti dentro, che a tratti ci credi e la proteggi morbosamente pensando che sia più fragile di quanto dovrebbe, e a tratti pensi che forse è tutto uno scherzo. Eppure non vuoi sottovalutare questa occasione, e non ti pesano le rinunce, non ti pesano le preoccupazioni, non c’è momento in cui tu abbia realizzato che quel batticuore, quella paura di sperare, quella paura di volere, quella paura di avere troppa paura, potesse essere troppo per te. Tutto è superato da un instancabile istinto di vita. Che ti fa intravedere un cammino luminoso. Lungo Nove Mesi.

2 commenti:

  1. Non debe essere per forza tortuoso. Una volta questo periodo lo passavi in compagnia. Mamme, nonne, sorelle... tutte nella stessa casa (non più di 40mq ma piene di stanze e di bambini) o nello stesso quartiere ed allora, potevi sederti e chiedere ad un altra donna di portarti una tisana per la nausea. Cerca supporto, compagnia... Un cerchio de donne per appoggiarti in questo cammino così luminoso ma così buio ed sconosciuto. E' licito avere paura ed è naturale sentire che cammini su un filo. Se non trovi conforto nelle persone intorno, cerca una doula. Esistono a posta per questo momento della vita. Un abbraccio e mille complimenti!!!

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  2. che bel post.
    che bel blog.

    http://nonsidicepiacere.blogspot.it

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